lunedì 30 aprile 2012

Non c'è nascondiglio che tenga

C'era un tempo il mito di Forrest Gump, il ragazzino storpio e un po' sempliciotto in grado di correre come pochi. Poi c'era anche Boogeyman, il fantomatico uomo nero, quesllo che ti aspetta dietro ogni angolo pronto ad agguantarti per trascinarti nel buio più profondo. Poi ci sono i pensieri, le sensazioni, i ricordi. Qualcosa che purtroppo non è inventato, ma che non riesce e non vuole darti tregua in nessun tipo di modo.
Puoi correre. Puoi nasconderti. Puoi spendere il tuo intero patrimonio per andare in cima al mondo, ma loro prima o poi arrivano.
A pensare che il senso più potente è l'olfatto ci si rende conto che sia vista che udito possono competere in maniera abbastanza pari. Essere degli archivi ambulanti non ha un gran bel risvolto nella vita di tutti i giorni; porta alla deconcentrazione, alla distrazione, e ad una buona dose di tristezza. Il non riuscire a "passare oltre" , passando il termine da 'Ghost Whisperer', è un freno molto potente. O se la si vuole definire meglio, un'accelerazione gravitazionale maggiore, che ci tiene inchiodati a terra con la sola possibilità di guardarsi attorno. E sotto questa spinta sembra quasi che i peggiori mostri della peggiore fantasia di una mente malata avanzino imperterriti divorando e creando buchi il quello che è l'universo dell'umore.
I dubbi. Esseri amorfi che scavano e innestano, facendo perdere la reale percezione delle cose. L'arma più potente mai esistita, solo non molto utilizzabile. A meno che non se ne abbia particolare familiarità. Il dubbio, funziona esattamente come i tarli: ne basta uno, penetra all'interno e inizia a rodere con molta calma, senza dare segni all'esterno, finchè l'intera struttura cede facendo un brutto scherzo a chiunque la usi come supporto. Solitamente si cade sulle chiappe, circoscrivendo e limitando il danno, ma ogni tanto si cade sui denti. E le musate fanno male.
Ogni volta puntualmente ci si rialza e si prende un appoggio nuovo, sperando che questo tenga più a lungo dell'ultimo, e così via.
La domanda che segue sempre questo genere di botte è il perché non si sorrida. La risposta è semplice, solo che difficilmente la si dice.
Hai mai visto l'effetto che fa un sorriso sdentato?