Tutti i giorni veniamo bombardati da spot, avvisi, scritte in minuscolo nelle etichette e consigli di parenti e\o esperti (o chi è parente e prende le veci di esperto) sull'uso et abuso di alcolici.
"Se bevi non guidare!- Se sei incinta non bere!" tutti avvisi concernenti il nostro stato di salute, quello fisico. Ma nessuno pensa mai a quello mentale. Non c'è nessuna etichetta che dice "se bevi non aprire la bocca" o "non mandare sms se sei brillo": nessuno ci mette in guardia da quelli che sono i rischi dovuti all'uso e consumo di alcolici nelle nostre relazioni interpersonali.
Nessuno ci dice a cosa andiamo incontro quando beviamo un bicchiere di troppo (nel mio caso 2 è il numero massimo [sì, sono un cazzo di quasi astemio]) e ci ritroviamo con un telefono in mano o, peggio, una persona sottobraccio.
Chiave di tutte le porte, o di una cirrosi epatica , dipende, l'alcol è quel veleno\medicina che ci regala improbabili superpoteri tra cui l'amplificazione del nostro umore, il saper suonare\cantare, l'essere amico di tutti.. ma è anche una fottutissima chiave per aprire le porte al nostro vero io, per mostrare al mondo chi siamo o, il più delle volte, farci dire quello che non avremmo mai il coraggio di dire in condizioni prive di etanolo e acetaldeide nel cervello.
Come un sicario che ti taglia i freni, l'alcol è lì in agguato, pronto a farti fare discorsi e ammissioni che mai avresti pensato di fare. Ed è così che resto in piedi, ciondolante, a fissare il distacco tra la tela rossa e la plastica bianca delle mie all-star, poste in posizione 10-e-10 in stile anatra, per non farmi cadere a terra.
Scarpe che sembrano saperne più di me su milioni di cose e che sembrano farmi domande in stile Osservatore degli X-Men.
Quello di cui spesso non si tiene conto sono le conseguenze di queste domande, e più che mai le conseguenze delle risposte; quelle risposte tanto inaspettate quanto taglienti che ti lacerano come carte da gioco lanciate da un professionista.
Perché il bello di queste situazioni è quando si è poco unilaterali, alcolicamente parlando, e ci si trova ad essere ebbri in due. Tutta la sfacciataggine e la voglia di urlare cose a caso passa in un singolo istante, non quantificabile umanamente, esattamente tra lo schiocco della mascella dal cazzotto morale in stile Mike Tyson e il raggelarsi della spina dorsale, manco avessi interrotto non so quale nervo.
Possiamo vestirci di non so quale mithril, scaglie, amianto, merda. Essere pronti, addestrati alla vita, iper protetti da quello che ci riserva il mondo ma non c'è niente da fare. Quando passi la soglia alcolica ti ritrovi nudo a correre con il pistolino che ciondola all'aria, in mezzo alla città, ponendo domande o cacciandoti in situazioni poco divertenti, privo di ogni tipo di freno.
L'effetto snowball. O avalanche, chiamatelo un po' come vi pare. Quello che una volta innescato non fa altro che ingigantirsi, dentro una persona.
Poi ci sono le situazioni solo divertenti. Come? Mai andare oltre o sotto un certo livello di etanolo. Bisogna tenere una costante, quella quantità giusta che ci permetta di rimanere nel mondo degli arcobaleni, senza arrivare a quella dei fuochi d'artificio gastrici o a quella che ti catapulta nella realtà dalla quale sei provenuto.
Quindi è vero che l'alcol nuoce alla salute. Se mentale o fisica non è specificato. Nemmeno nelle etichette. "Può generare paranoia - può rendere molesti- può farti avere risposte che non ti piacerebbero", ma c'è poco da fare, ci sblocca.
Quindi perché non è scritto negli effetti collaterali? È così sottinteso che può scatenare guerre mondiali?
Alla fine torna tutto che siamo noi che facciamo le situazioni, quali siano i carburanti e le chiavi poco importa, tanto la chiave può essere un passpartout e il contenuto delle porte può essere sempre lo stesso.
Oppure, semplicemente, mi piace guardare le mie scarpe.