Il mondo. Creato dal nulla, insieme all'Universo, dopo un'esplosione di dimensioni inimmaginabili. Big Bang e Universo, forse le uniche cose non quantificabili dal genere umano. Certo, insieme alla stupidità e forse all'intelligenza. Esiste un metodo per misurare l'intelligenza, ma non quello per misurare la stupidità. Il che rende la cosa molto buffa e paradossale. Come si definisce la stupidità? Ma cosa più importante, cosa definisce l'intelligenza? Esiste realmente qualcuno più intelligente di un altro? Il fatto che funzioniamo per associazione di idee rende chi non le associa al medesimo modo più stupido di chi fa il paragone? E se semplicemente non le esprimesse? Quante cose non vengono dette? Quanti concetti non vengono espressi perché si è gelosi di loro o non rispecchiano un'etica societaria che è 'necessario' seguire?
Il fatto di porsi mille domande come queste, rende una persona più intelligente di un'altra? Dubito che si troverà mai una risposta. Considerato il fatto che tutti siamo soggetti ai pensieri; a ognuno il suo. Ci mancherebbe che si dovessero subire pure quelli degli altri. A questo punto, dov'è il limite tra stupidità e intelligenza? Non riuscire a porre un limite alla cascata di pensieri che ci pervade è stupido? O è intelligente non riuscire a frenarli? Ci sono, e tanto basta.
I pensieri, che sono la cosa più veloce presente su tutto quello a cui riusciamo a dare un nome, vengono definiti quasi come muti. Ma i pensieri non sono muti. I pensieri urlano, e urlano parecchio. E sono ovunque, dalle cellule ciliate delle orecchie fino alla punta dei piedi; certo, se si ragionasse con i piedi forse molte cose risulterebbero più facili, ma non è così. Ti tappi le orecchie, provi a cantare una canzone, provi a distrarti in una qualche maniera. Nulla. Provi anche ad avvolgerti la testa nel cuscino, nella segreta speranza di non riuscire più a sentirli o, quantomeno, di affievolirli. Non c'è verso. Loro sono lì, a battere, come fossero dei picchi sulla corteccia, quella cerebrale.
Loro ci sono, sono pensieri ma sono reali, fanno parte della tua persona e rappresentano passato, presente e futuro. E tu, come il povero Scrooge, non puoi fare altro che stare li a guardare, cercando di modificarli in un qualcosa che possa essere più congeniale, o comunque meno invadente e fastidioso. Perché se ne ha facoltà, sebbene spesso vincano loro. Sono i tuoi migliori amici, sono te, sono il tuo mondo. Reinterpretato ma pur sempre il tuo mondo, o gran parte di esso.
Ed è qui che torniamo, al mondo. Dal mondo siamo partiti e al mondo torniamo, ognuno ha il suo. Ma questo mondo, che ognuno si porta sulle spalle, ha le stesse dimensioni per tutti? La sua grandezza, massa o qualsivoglia nome vogliate dargli, è proporzionale a chi lo porta? Siamo sicuri che possa reggere? E cosa succede se cede, e gli 'crolla il mondo addosso'? Non so se c'è del retorico in queste domande, ma sicuramente c'è del mitologico. Un essere umano che compie quello che viene chiamato 'sforzo da titani'.
E a proposito di titani, che fine ha fatto Atlante? Colui che è condannato a reggere il mondo, che racchiude i mondi di tutti coloro che lo abitano? Sarà il caso di mandarlo in pensione?
Se vi fate un semplice sillogismo vi verrà fuori che il proprio mondo equivale al proprio cervello, ai propri pensieri, non a caso questo ormai anziano titano è la prima vertebra che regge il cranio.
Ma questo risponde anche ad una domanda fatta in precedenza. La grandezza del mondo non è proporzionale a chi lo deve reggere. Se così fosse stato, probabilmente, il mio atlante avrebbe avuto le dimensioni di un campo da calcio. Solo perché al momento è la dimensione massima alla quale riesco a pensare.
E il vostro, quanto avrebbe dovuto essere grande?
Nessun commento:
Posta un commento