In via del tutto insolita, con me che sembro sempre in lotta con la mia mente, questa volta non sembro avere un'invettiva contro qualcosa. Anzi. In realtà sono più stupito che altro. Come al solito, proprio quando pensi di essere arrivato al capolinea di ciò che può stupirti, c'è sempre qualcosa che ti smuove dalla posizione che hai preso, da quell'aria spavalda che sembra circondarti come a dire "Mh, e quindi? Già fatto, già visto."; e tu sei là a cascare da un piedistallo che ti sorreggeva, che per una volta sembra alto milioni di kilometri, dandoti tutto il tempo di rimanere a bocca aperta a chiederti come sia possibile che la tua persona sia stata scalzata da una posizione di tale fermezza, a chiederti il perché e il come abbia fatto.
Per una volta non c'è niente di male a porsi tali domande, anche se sarebbe più fruttuoso lasciarsi andare alla caduta, ben consci che stavolta quasi sicuramente l'atterraggio non sarà sui piedi ma con una buona probabilità sul culo o sul muso. Perché andrà così? Perché chiunque riesca a spodestarti da una posizione così sicura e stabile come quella, quella dove sei sicuro e convinto di aver visto tutto (e potrebbe anche essere così), o è molto bravo o ha colpito dove nessun altro era riuscito a colpire. Nel momento in cui vieni scalzato dalle tue certezze non sai mai come cadrai.
A bocca aperta compi questo viaggio sperando di vedere l'epilogo a breve, più che altro per realizzare con quale parte anatomica andrai a colpire ciò che ti aspetta. Nonostante questo, anche se non si è dotati di chiaroveggenza, delle volte, con una previsione quasi certa, sai già come andranno le cose ma per un qualche motivo non ancora noto (possiamo chiamarlo mistero o masochismo, a scelta) ignoriamo volutamente l'esito.
Il mondo, l'ambiente, le giornate ma in modo più specifico te stesso lo fanno le persone. Questo non va inteso come una sorta di "modellarsi in base agli altri" ma più come un'influenza. Influenzano il tuo modo di essere, il tuo modo di comportarti e anche il modo di pensare delle volte, almeno finché il tuo IO non si è completamente formato. Quando arrivi ad essere completamente TE STESSO, quello "maturo", possono solo influenzare un minimo il comportamento e le giornate.
In questo calderone di pensieri vaganti e di rigurgiti cerebrali, che sono più pensieri personali o opinioni o qualsivoglia nome vogliate dargli, il messaggio è molto semplice.
Si spera abbiate culo nelle persone che incontrate, perché da un momento all'altro, se sono quelle giuste, possono cambiarvi la giornata o addirittura migliorarvi il periodo quando non è dei migliori.
>"Non posso scegliere dove nascere ma posso scegliere le amicizie"< Vero. Ma qui non si tratta di amicizie. Qui si tratta di culo. Perché si parla di cose completamente a caso, che possono durare anche solo 15 minuti. Niente da costruire, niente da coltivare, solo un qualcosa da apprezzare finché se ne ha la possibilità.
Non buttate questo genere di occasioni nel cesso, delle volte basta veramente un niente per favorire l'imprevedibilità.
giovedì 7 giugno 2012
lunedì 7 maggio 2012
Mani di Sapone
Ode a me
dalle mani scivolose
re delle occasioni mancate
con più spine delle rose.
La mia presa, parecchio lenta
di un anziano ha le sembianze
poiché la forza non mi consenta
di far sgusciar le cose in un'infinita varietà di danze.
Già le vedo
sul dorso della mano dipanarsi
bollicine arcobaleno
tanto timide al mostrarsi;
osservadole si vede
un riflesso un po' contorto
una creatura delle favole
additato come aborto.
Come Edward, sventurato
delle mani son mancante
non assente di appendici
ma assai lubrificante.
Ogni cosa che mi è data
anche se con calamita
presto detto è scivolata
e mi sguscia tra le dita.
lunedì 30 aprile 2012
Non c'è nascondiglio che tenga
C'era un tempo il mito di Forrest Gump, il ragazzino storpio e un po' sempliciotto in grado di correre come pochi. Poi c'era anche Boogeyman, il fantomatico uomo nero, quesllo che ti aspetta dietro ogni angolo pronto ad agguantarti per trascinarti nel buio più profondo. Poi ci sono i pensieri, le sensazioni, i ricordi. Qualcosa che purtroppo non è inventato, ma che non riesce e non vuole darti tregua in nessun tipo di modo.
Puoi correre. Puoi nasconderti. Puoi spendere il tuo intero patrimonio per andare in cima al mondo, ma loro prima o poi arrivano.
A pensare che il senso più potente è l'olfatto ci si rende conto che sia vista che udito possono competere in maniera abbastanza pari. Essere degli archivi ambulanti non ha un gran bel risvolto nella vita di tutti i giorni; porta alla deconcentrazione, alla distrazione, e ad una buona dose di tristezza. Il non riuscire a "passare oltre" , passando il termine da 'Ghost Whisperer', è un freno molto potente. O se la si vuole definire meglio, un'accelerazione gravitazionale maggiore, che ci tiene inchiodati a terra con la sola possibilità di guardarsi attorno. E sotto questa spinta sembra quasi che i peggiori mostri della peggiore fantasia di una mente malata avanzino imperterriti divorando e creando buchi il quello che è l'universo dell'umore.
I dubbi. Esseri amorfi che scavano e innestano, facendo perdere la reale percezione delle cose. L'arma più potente mai esistita, solo non molto utilizzabile. A meno che non se ne abbia particolare familiarità. Il dubbio, funziona esattamente come i tarli: ne basta uno, penetra all'interno e inizia a rodere con molta calma, senza dare segni all'esterno, finchè l'intera struttura cede facendo un brutto scherzo a chiunque la usi come supporto. Solitamente si cade sulle chiappe, circoscrivendo e limitando il danno, ma ogni tanto si cade sui denti. E le musate fanno male.
Ogni volta puntualmente ci si rialza e si prende un appoggio nuovo, sperando che questo tenga più a lungo dell'ultimo, e così via.
La domanda che segue sempre questo genere di botte è il perché non si sorrida. La risposta è semplice, solo che difficilmente la si dice.
Hai mai visto l'effetto che fa un sorriso sdentato?
Puoi correre. Puoi nasconderti. Puoi spendere il tuo intero patrimonio per andare in cima al mondo, ma loro prima o poi arrivano.
A pensare che il senso più potente è l'olfatto ci si rende conto che sia vista che udito possono competere in maniera abbastanza pari. Essere degli archivi ambulanti non ha un gran bel risvolto nella vita di tutti i giorni; porta alla deconcentrazione, alla distrazione, e ad una buona dose di tristezza. Il non riuscire a "passare oltre" , passando il termine da 'Ghost Whisperer', è un freno molto potente. O se la si vuole definire meglio, un'accelerazione gravitazionale maggiore, che ci tiene inchiodati a terra con la sola possibilità di guardarsi attorno. E sotto questa spinta sembra quasi che i peggiori mostri della peggiore fantasia di una mente malata avanzino imperterriti divorando e creando buchi il quello che è l'universo dell'umore.
I dubbi. Esseri amorfi che scavano e innestano, facendo perdere la reale percezione delle cose. L'arma più potente mai esistita, solo non molto utilizzabile. A meno che non se ne abbia particolare familiarità. Il dubbio, funziona esattamente come i tarli: ne basta uno, penetra all'interno e inizia a rodere con molta calma, senza dare segni all'esterno, finchè l'intera struttura cede facendo un brutto scherzo a chiunque la usi come supporto. Solitamente si cade sulle chiappe, circoscrivendo e limitando il danno, ma ogni tanto si cade sui denti. E le musate fanno male.
Ogni volta puntualmente ci si rialza e si prende un appoggio nuovo, sperando che questo tenga più a lungo dell'ultimo, e così via.
La domanda che segue sempre questo genere di botte è il perché non si sorrida. La risposta è semplice, solo che difficilmente la si dice.
Hai mai visto l'effetto che fa un sorriso sdentato?
mercoledì 21 marzo 2012
Atlante e il Gatorade
Il mondo. Creato dal nulla, insieme all'Universo, dopo un'esplosione di dimensioni inimmaginabili. Big Bang e Universo, forse le uniche cose non quantificabili dal genere umano. Certo, insieme alla stupidità e forse all'intelligenza. Esiste un metodo per misurare l'intelligenza, ma non quello per misurare la stupidità. Il che rende la cosa molto buffa e paradossale. Come si definisce la stupidità? Ma cosa più importante, cosa definisce l'intelligenza? Esiste realmente qualcuno più intelligente di un altro? Il fatto che funzioniamo per associazione di idee rende chi non le associa al medesimo modo più stupido di chi fa il paragone? E se semplicemente non le esprimesse? Quante cose non vengono dette? Quanti concetti non vengono espressi perché si è gelosi di loro o non rispecchiano un'etica societaria che è 'necessario' seguire?
Il fatto di porsi mille domande come queste, rende una persona più intelligente di un'altra? Dubito che si troverà mai una risposta. Considerato il fatto che tutti siamo soggetti ai pensieri; a ognuno il suo. Ci mancherebbe che si dovessero subire pure quelli degli altri. A questo punto, dov'è il limite tra stupidità e intelligenza? Non riuscire a porre un limite alla cascata di pensieri che ci pervade è stupido? O è intelligente non riuscire a frenarli? Ci sono, e tanto basta.
I pensieri, che sono la cosa più veloce presente su tutto quello a cui riusciamo a dare un nome, vengono definiti quasi come muti. Ma i pensieri non sono muti. I pensieri urlano, e urlano parecchio. E sono ovunque, dalle cellule ciliate delle orecchie fino alla punta dei piedi; certo, se si ragionasse con i piedi forse molte cose risulterebbero più facili, ma non è così. Ti tappi le orecchie, provi a cantare una canzone, provi a distrarti in una qualche maniera. Nulla. Provi anche ad avvolgerti la testa nel cuscino, nella segreta speranza di non riuscire più a sentirli o, quantomeno, di affievolirli. Non c'è verso. Loro sono lì, a battere, come fossero dei picchi sulla corteccia, quella cerebrale.
Loro ci sono, sono pensieri ma sono reali, fanno parte della tua persona e rappresentano passato, presente e futuro. E tu, come il povero Scrooge, non puoi fare altro che stare li a guardare, cercando di modificarli in un qualcosa che possa essere più congeniale, o comunque meno invadente e fastidioso. Perché se ne ha facoltà, sebbene spesso vincano loro. Sono i tuoi migliori amici, sono te, sono il tuo mondo. Reinterpretato ma pur sempre il tuo mondo, o gran parte di esso.
Ed è qui che torniamo, al mondo. Dal mondo siamo partiti e al mondo torniamo, ognuno ha il suo. Ma questo mondo, che ognuno si porta sulle spalle, ha le stesse dimensioni per tutti? La sua grandezza, massa o qualsivoglia nome vogliate dargli, è proporzionale a chi lo porta? Siamo sicuri che possa reggere? E cosa succede se cede, e gli 'crolla il mondo addosso'? Non so se c'è del retorico in queste domande, ma sicuramente c'è del mitologico. Un essere umano che compie quello che viene chiamato 'sforzo da titani'.
E a proposito di titani, che fine ha fatto Atlante? Colui che è condannato a reggere il mondo, che racchiude i mondi di tutti coloro che lo abitano? Sarà il caso di mandarlo in pensione?
Se vi fate un semplice sillogismo vi verrà fuori che il proprio mondo equivale al proprio cervello, ai propri pensieri, non a caso questo ormai anziano titano è la prima vertebra che regge il cranio.
Ma questo risponde anche ad una domanda fatta in precedenza. La grandezza del mondo non è proporzionale a chi lo deve reggere. Se così fosse stato, probabilmente, il mio atlante avrebbe avuto le dimensioni di un campo da calcio. Solo perché al momento è la dimensione massima alla quale riesco a pensare.
E il vostro, quanto avrebbe dovuto essere grande?
Il fatto di porsi mille domande come queste, rende una persona più intelligente di un'altra? Dubito che si troverà mai una risposta. Considerato il fatto che tutti siamo soggetti ai pensieri; a ognuno il suo. Ci mancherebbe che si dovessero subire pure quelli degli altri. A questo punto, dov'è il limite tra stupidità e intelligenza? Non riuscire a porre un limite alla cascata di pensieri che ci pervade è stupido? O è intelligente non riuscire a frenarli? Ci sono, e tanto basta.
I pensieri, che sono la cosa più veloce presente su tutto quello a cui riusciamo a dare un nome, vengono definiti quasi come muti. Ma i pensieri non sono muti. I pensieri urlano, e urlano parecchio. E sono ovunque, dalle cellule ciliate delle orecchie fino alla punta dei piedi; certo, se si ragionasse con i piedi forse molte cose risulterebbero più facili, ma non è così. Ti tappi le orecchie, provi a cantare una canzone, provi a distrarti in una qualche maniera. Nulla. Provi anche ad avvolgerti la testa nel cuscino, nella segreta speranza di non riuscire più a sentirli o, quantomeno, di affievolirli. Non c'è verso. Loro sono lì, a battere, come fossero dei picchi sulla corteccia, quella cerebrale.
Loro ci sono, sono pensieri ma sono reali, fanno parte della tua persona e rappresentano passato, presente e futuro. E tu, come il povero Scrooge, non puoi fare altro che stare li a guardare, cercando di modificarli in un qualcosa che possa essere più congeniale, o comunque meno invadente e fastidioso. Perché se ne ha facoltà, sebbene spesso vincano loro. Sono i tuoi migliori amici, sono te, sono il tuo mondo. Reinterpretato ma pur sempre il tuo mondo, o gran parte di esso.
Ed è qui che torniamo, al mondo. Dal mondo siamo partiti e al mondo torniamo, ognuno ha il suo. Ma questo mondo, che ognuno si porta sulle spalle, ha le stesse dimensioni per tutti? La sua grandezza, massa o qualsivoglia nome vogliate dargli, è proporzionale a chi lo porta? Siamo sicuri che possa reggere? E cosa succede se cede, e gli 'crolla il mondo addosso'? Non so se c'è del retorico in queste domande, ma sicuramente c'è del mitologico. Un essere umano che compie quello che viene chiamato 'sforzo da titani'.
E a proposito di titani, che fine ha fatto Atlante? Colui che è condannato a reggere il mondo, che racchiude i mondi di tutti coloro che lo abitano? Sarà il caso di mandarlo in pensione?
Se vi fate un semplice sillogismo vi verrà fuori che il proprio mondo equivale al proprio cervello, ai propri pensieri, non a caso questo ormai anziano titano è la prima vertebra che regge il cranio.
Ma questo risponde anche ad una domanda fatta in precedenza. La grandezza del mondo non è proporzionale a chi lo deve reggere. Se così fosse stato, probabilmente, il mio atlante avrebbe avuto le dimensioni di un campo da calcio. Solo perché al momento è la dimensione massima alla quale riesco a pensare.
E il vostro, quanto avrebbe dovuto essere grande?
martedì 24 gennaio 2012
Essere è Umano
Trovo che l'essere umano sia un qualcosa di straordinario.. Di varie forme e dimensioni, ma tutti comuni sotto vari aspetti morfologici, soprattutto all'interno. Trovo incredibile che di tutta quella poltiglia che lo compone ci sia qualcosa di infinitamente complesso del peso di 1,2kg capace di renderci unici e univoci. Come possa farci fare tutto quello che siamo in grado di fare, tutto quello che siamo in grado di dire, tutto quello che siamo in grado di pensare e anche solo di provare. Come possano miliardi di informazioni, anni di ricordi, essere immagazzinati in un qualcosa di così minuscolo in confronto a quello che vive. Ma più di tutto trovo eccezionale come possa, con una facilità estrema, infilarci in situazioni intricate, create ad hoc come fossero una realtà virtuale personale, farci vivere con queste mille condizioni per poi tirarci fuori con un niente, con delle banalità come soluzioni.
La condizione più bella dell'essere umano è essere umano.
La condizione più bella dell'essere umano è essere umano.
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